L'eco di Mapsulon
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--Anno 1° N.3-- 12 marzo 1997
Proibito l'uso della televisione
per un anno
Nuova crociata dell'assemblea di Mapsulon
Nostra intervista esclusiva al Presidente
federale
Come definire la nostra visita alla residenza del
Presidente federale? Un viaggio nel futuro o nel passato? E'
veramente difficile stabilirlo.
E' un caldo pomeriggio di questa strana primavera anticipata. Una
berlina di stato blu scura viene a prenderci in Via Risorgimento.
Fatto un giro del paese, in piazza Appiano veniamo bendati da un
funzionario con fare gentile ma sbrigativo per "ragioni di
sicurezza". La macchina esegue poi alcune manovre per farci
perdere l'orientamento, riuscendoci benissimo.
Arrivati alla residenza (il cui aspetto esterno non possiamo
descrivere), in attesa della procedura ufficiale per poter
accedere allo studio "alla veranda" del Presidente,
veniamo introdotti nell'ufficio accettazione il cui aspetto ha
dell'incredibile, sembra di aver veramente fatto un salto nel
passato: abbiamo davanti a noi uno stuolo di impiegati
affaccendati a scrivere con penna e calamaio! Il sistema di
illuminazione (per la verita' molto scarsa) e' costituito da
lampade a petrolio. Inutile aspettarsi di vedere un computer,
vediamo al contrario un funzionario che usa un'antica macchina da
scrivere, un po' appartato in un angolo della stanza. A giudicare
dal rispetto riverenziale con cui viene trattato si intuisce che
appartiene a un grado gerarchico piu' alto degli altri.
A questo punto inizia una complessa liturgia burocratica che,
salvo imprevisti, dovrebbe portarci finalmente davanti al
Presidente in persona: presentiamo copia della domanda di udienza
la quale, gia' piena di timbri e sigilli, viene passata di mano
in mano a tutti gli impiegati che appongono un'altra serie di
firme e timbri, dopodiche' viene portata in un'altro ufficio.
Passiamo interminabili minuti in compagnia del sorriso beffardo
degli impiegati, mentre nei corridoi risuonano i pesanti passi
dei loro colleghi, affaccendati in un continuo andirivieni da
un'ufficio all'altro sommersi da fogli e cartelle.
Ma finalmente il documento ritorna con il nulla osta dell'
ufficio relazioni esterne. Veniamo letteralmente consegnati al
capo del cerimoniale il quale con un ampio sorriso ci stringe la
mano e mentre ci guida attraverso i corridoi del palazzo declama
i meriti della rivoluzione ed elogia l'efficenza della
burocrazia.
I muri sono tappezzati da giganti fotografie dei primi giorni di
indipendenza di Mapsulon. C'e anche un quadro del Macelli! E' un
drammatico ritratto del Presidente; "L'arte al servizio
della rivoluzione" commenta la nostra guida.
Appena entrati in un ennesimo corridoio l'atmosfera cambia
totalmente: il plotone di impiegati con il loro fardello di
documenti e scartoffie č scomparso; al loro posto le guardie
presidenziali in uniforme color grigio-topo, decorate qua e la'
con qualche stella rossa. Il loro silenzio statuario e' un po'
inquietante; si capisce che siamo vicini allo studio del
Presidente e a questo punto siamo veramente colti dall'emozione.
Il capo del cerimoniale si aggiusta la cravatta e bussa
discretamente alla porta la quale viene aperta dopo un attimo. E'
il Presidente in persona che ci fa accomodare distribuendo
sorrisi e saluti in modo molto informale.
L'ufficio presidenziale e', se si vuole, ancora piu' grottesco
dell'altro: stessa scarsa illuminazione a lampade a petrolio,
altri due scrivani con penna e calamaio ma in mezzo a loro c'e'
una guardia presidenziale che sta usando un computer (il primo
apparecchio elettrico che abbiamo visto finora); a malapena alza
gli occhi per guardarci.
Il presidente invece e' una gradita sorpresa. Anche se non
possiamo descriverlo fisicamente per le solite ragioni di
sicurezza, si puo' dire che ci aspettavamo un personaggio austero
e formale mentre abbiamo di fronte un tipo cordiale e simpatico.
A questo punto l'intervista puo' avere inizio, ci accomodiamo di
fronte alla scrivania sopra la quale campeggia un ritratto di Don
Chisciotte che, a cavallo di Ronzinante, brandisce un'improbabile
lancia.
Puo' spiegarci, per cominciare, le ragioni di questa
clamorosa iniziativa?
La nostra decisione nasce da un'attenta riflessione sull'attuale
societā e sul modello verso il quale essa si sta velocemente
uniformando.
Dopo la fine della contrapposizione tra le due maggiori ideologie
mondiali, il sistema capitalista sembra essere uscito vincitore
e, non avendo piu' un nemico da combattere e una parvenza di
ideale da portare avanti, si e' radicalizzato ed inferocito
proponendo come unici valori il denaro e il profitto.
Proprio nel territorio dell'ex nemico sovietico una nuova classe
di filibustieri sta recependo il peggio del peggio del
capitalismo e il divario tra ricchi e poveri si moltiplica a
vista d'occhio. Nel sud est asiatico poi, nel nome dello
"sviluppo" si e' distrutta in pochi anni una cultura
millenaria per diventare al piu' presto possibile come
l'occidente; basti vedere alcune cittā come Bangkok e Singapore
che sono diventate in dieci anni un'enorme ammasso di palazzi e
persino il clima e' cambiato.
Questo sistema si e' trasformato in un grande ingranaggio che
sta' sfuggendo al controllo del suo stesso ideatore, l'uomo; ma
e' comunque destinato a fallire e ad avvitarsi su se stesso
proprio perche' disumanamente basato sul profitto e sull'avidita'.
La televisione e' il mezzo principale attraverso il quale si crea
l'omogeneizzazione collettiva, l'imbambolamento, la manipolazione
della societā e la creazione di necessita' inesistenti; le
diverse razze, culture e colori del mondo rischiano di
standardizzarsi in un'unico grande grigiore.
Non le pare una decisione impopolare?
Ne abbiamo discusso lungamente durante l'ultima assemblea
plenaria.
Siamo giunti a questa decisione coscienti dell'inevitabile
malcontento che si sviluppera' inizialmente ma crediamo di aver
optato per il male minore. L' influenza negativa della
televisione e la sua crescente pericolosita' necessitano
un'opposizione ferma e radicale. Credo che a medio termine i
cittadini capiranno l'importanza di quest'iniziativa. Il mezzo
televisivo puo' avere potenzialmente applicazioni molto positive
per esempio nel campo dell'informazione o dell'educazione ma,
dato l'uso distorto che ne e' stato fatto finora, c'e' bisogno di
un periodo di rottura totale. Sono convinto che questo
"esperimento sociale" che stiamo per iniziare sara'
molto utile anche altrove e condurra' ad un ripensamento totale
del mezzo televisivo.
Il popolo di Mapsulon deve ergersi ad esempio. Dobbiamo
dimostrare al mondo che il "grande ingranaggio" del
quale stiamo sempre piu' diventando piccole rotelle ha
alternative e puo' essere combattuto. E' necessaria una via di
mezzo tra i due sistemi del passato: non una societā fondata sull'avidita' ne' sull'ideologia ma basata sull'essere umano.
Come verranno oscurati i programmi televisivi?
Abbiamo formato una commissione di tecnici che provvedera' a
disattivare i ripetitori R.A.I e Fininvest a partire da Maggio,
mentre rimane ancora irrisolto il problema dei numerosi satelliti
che ci penzolano sulla testa. A questo proposito una speciale
sottocommissione sta' studiando vari sistemi per neutralizzarne
il segnale.
L'ipotesi al momento piu' probabile e' la creazione di una
barriera magnetica che renda inutilizzabili le trasmissioni dei
satelliti.
Diventera' anche impossibile seguire i telegiornali? Non
ritiene essenziale il diritto all'informazione?
Sostituiremo ai telegiornali un bollettino redatto da un'apposita
commissione permanente da me presieduta che di volta in volta
valutera' il modo piu' appropriato di dare le notizie.
I telegiornali cosi' come sono strutturati, sono parte integrante
del meccanismo perverso della televisione. Essi informano non con
lo scopo di informare ma con quello di creare spettacolo, per
giunta di bassa qualita'. Inoltre le notizie sono prevalentemente
di carattere negativo, in quanto quelle positive non fanno
spettacolo. Tutto cio' non fa che creare ed aumentare isteria e
pessimismo nella societa'. Un caso lampante sono le statistiche
sulla disoccupazione che vengono proposte quasi quotidianamente e
finiscono per convincere i disoccupati che non troveranno mai un
lavoro.
Ma uno degli effetti piu' disastrosi di questo sistema e' il
notiziario che in qualche modo crea la notizia, una pericolosa
interazione tra televisione e realta'.
Per esempio, qualche tempo fa' qualcuno lancio' dei sassi da un
cavalcavia dell'autostrada sulle auto in corsa, poi il fenomeno
si ripete' in altre zone d'Italia da persone che non avevano
assolutamente alcuna relazione tra loro. Che cosa sarebbe
successo se quella notizia fosse stata trattata in modo diverso?
Inoltre la televisione ha continuato a parlare di questo fenomeno
con il solito clamore anche in seguito, quando il rapporto
perverso che si era instaurato tra notizie e realta' era
diventato evidente. E' per questo che il fenomeno ha continuato a
ripetesi con le conseguenze che conosciamo.
Quali reazioni si aspetta dall'Italia?
Il governo italiano si e' a malapena accorto che dal 15 Settembre
non facciamo piu' parte del suo territorio, impegnato com'e a
risolvere le sue beghe interne; inoltre nel frattempo il paese
dolomitico Cordelle di Goima di Zoldo Alto ed un ampio quartiere
di Prato si sono uniti a noi in uno stato federale. Credo che
anche di questa vicenda se ne accorgeranno quando sara' troppo
tardi (per loro, naturalmente).
Abbiamo un'altro contenzioso aperto con lo stato di Roma,
riguardo ai confini meridionali e nord-occidentali di Mapsulon,
cioe' la rivendicazione delle zone Vallino, Pecio, Cornia,
PoggiRanda e Buca delle Fate.
Solo per il Vallino abbiamo quasi raggiunto un compromesso che
prevede la cessione da parte dello stato Italiano di un corridoio
territoriale corrispondente alla parte di Via Repubblica tra il
Vallino e Ponte alla Falce, in modo da avere uno sbocco sulla
strada statale 66; mentre per le altre istanze non ci e' giunta a
tutt'oggi alcuna risposta.
Mapsulon aderira' al trattato di Maastricht e alla moneta
unica europea?
Anche se niente puo' essere escluso a priori, ritengo tale
ipotesi molto improbabile. L'unione europea che si sta cercando
di realizzare e' basata solo sull'economia. A nessuno e' venuto
in mente di unire l'Europa basandosi su scambi culturali tra i
vari popoli che la costituiscono.
Il dramma e' sempre lo stesso, ci stiamo dimenticando che siamo
esseri umani.(l.p)
E' uno strano clima, misto tra stupore ed approvazione, quello
che si respira in questi giorni per le strade del paese.
Numerosi capannelli si formano di continuo lungo le vie
principali del centro commerciale. Intuiamo facilmente che
l'argomento principale delle discussioni e' l'improvvisa delibera
dell'assemblea di Mapsulon.
La notizia piu' clamorosa di questi giorni turbolenti e'
senz'altro il fermo dei tre tecnici che stavano installando un
ripetitore pirata nella ForiChiarito; dopo aver affermato di
essere stati contattati da un sedicente "movimento di difesa
dei diritti televisivi" e di non sapere che stavano facendo
qualcosa di illegale, sono stati rilasciati e denunciati a piede
libero.
Durante tutta la giornata di ieri voci incontrollate affermavano
che una folla inferocita aveva tentato l'assalto del ministero
dell'informazione in localita' ForiCrezia, ma una secca smentita
e' giunta in tarda mattinata dal ministero stesso.
Si sa' per certo, invece, che per il prossimo fine settimana e'
stata organizzata una manifestazione spontanea guidata dal
Partito del Presidente. Molti cittadini porteranno i televisori
in piazza Appiano i quali verranno utilizzati per allestire un
palco dove il Presidente dovrebbe tenere un comizio improvvisato.
Anche i commenti che abbiamo raccolto per strada riflettono il
contrasto dei sentimenti popolari di questi giorni: "hanno
fatto bene! dice G.F, noto vivaista locale io i televisori
li butterei tutti nella Maresca. Non sanno fare altro che
balletti!" "Mah, se l'hanno deciso loro. . .",
commenta con indifferenza un'altro passante "E' una
vergogna!, tuona invece decisa un'anziana signora, Io vo'
a stare a Gavinana".( l.p)
La redazione ringrazia:
Tiziano e Angela Terzani, Andrea Vitello, Vladimiro Conti,
Giallogio (amante della burocrazia), Giordano Fedeli, l'Unione
Sovietica, il barbiere di piazza, il giornalaio, l'agrimensore.
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