Edité par: société éditoriale mapsulonnaise e-mail: bureau@mapsulonnaise.net
--Anno 5° N.6-- 20 aprile 2001
13 aprile 2001
Serrate
indagini sul meccanismo che ha permesso la vendita della fontana
Un’opera d’ingegneria burocratica
intanto
una compagnia petrolifera ne rivendica la proprietà
di Prudencio Lopez Palomeque
Roma. Un lavoro monumentale; la burocrazia elevata
ad arte. Gli inquirenti stanno analizzando la documentazione della messa
all’asta della Fontana di Trevi, percorrendo a ritroso il lavoro del suo
artefice. Il misterioso impiegato ha iniziato a lavorarci addirittura un anno e
mezzo fa, riuscendo abilmente a non far mai comparire il suo nome sui documenti.
La documentazione, che ammonterebbe a un migliaio di fogli, ha girato per tutti
gli uffici del Ministero dei beni culturali, ripetutamente timbrata e vidimata.
Molti documenti sarebbero anche usciti verso altri ministeri: tesoro, interni,
esteri e, curiosamente, un foglio reca anche un timbro del Ministero per le pari
opportunità.
Ma le sorprese non finiscono qui. Poco dopo la fine della
tempestosa seduta parlamentare in seduta comune di cui si parla nell’articolo
successivo, come una doccia fredda è giunta a Roma una lettera della Al Petrah
Oil, compagnia petrolifera degli Emirati Arabi Uniti, che rivendica la proprietà
della fontana. Secondo l’americana Musil & Musil, che ne cura gli
interessi, nel gennaio del 1955 il governo Italiano cedette la fontana alla
compagnia petrolifera per appianare una stranissima controversia sull’acquisto
di petrolio e navi da carico. Sempre secondo Musil & Musil, al contratto di
cessione venne in seguito aggiunta la clausola di non diffondere la notizia. Il
ministero degli esteri ha dovuto affannarsi a smentire la notizia, convalidando
di fatto il passaggio di proprietà di mercoledì scorso nel caso, sempre più
probabile, che non vi vengano trovate irregolarità.
Intanto poco è cambiato per la fontana, che si trova
ancora al suo posto, salvo essere assediata da molti più turisti del solito.
L’unico cambiamento è la destinazione del quotidiano malloppo di monetine: da
mercoledì scorso sono raccolte ogni sera da un incaricato dell’ambasciata del
Bhutan.
13 aprile 2001
A
vuoto tutti i tentativi di contattare lo stato Tosco-Emiliano di
Alonso Carrasco de Montesinos
Mapsulon
prende tempo
Tempestosa si annunciava e così è stato: la seduta
comune del parlamento italiano sulla Fontana di Trevi si è trasformata in una
vera e propria bufera politica che non potrà non avere ripercussioni sulle
imminenti elezioni generali. Il governo, impegnato a rispondere alle decine di
interrogazioni parlamentari, ha potuto fornire solo pochi dettagli certi, e si
è difeso affermando che nessuno poteva essere in grado di prevedere l’assalto
di quello che ha definito “un geniale assalto burocratico”. Il governo, già
dimissionario causa lo scioglimento delle camere, non può dimettersi
ulteriormente; l’opposizione ha abbandonato l’aula, seguita poco dopo da
tantissimi altri parlamentari della maggioranza; il parlamento rischia di
abdicare di fronte all’incredibile situazione che si trova di fronte.
Gli acuti politologi e tuttologi che affollano le
trasmissioni televisive hanno formulato diverse ipotesi sul perché Mapsulon
terrebbe in ostaggio la Fontana di Trevi: per rivenderla allo Stato italiano in
cambio di una somma astronomica, per portarla a Maresca, o per avanzare
rivendicazioni politiche. In quest’ultimo caso, il più temuto, potrebbe
accadere veramente di tutto.
Nonostante la bufera parlamentare, sul piano diplomatico
si tenta strenuamente di trattare con lo staterello Tosco-Emiliano la
restituzione della fontana. Ma quest’ultimo sembra prendere tempo per far
decantare la situazione. A due giorni dall’accaduto, l’unico segno di vita
da parte mapsulonnaise è una dichiarazione del vicepresidente dell’assemblea
del popolo Biondi Frullani Viendalmare, diramata in due laconiche righe da
un’agenzia di stampa neozelandese: “Abbiamo semplicemente partecipato ad
un’asta pubblica aperta ad acquirenti stranieri.”
l’ambasciata del Bhutan, che cura gli interessi mapsulonnaises in
Italia, afferma di non essere in possesso di alcun elemento per occuparsi di
eventuali trattative, né di aver finora ricevuto istruzioni in tal senso. Anche
tutti i tentativi di contattare direttamente lo stato mapsulonnaise stanno
andando finora a vuoto. L’unica linea telefonica esistente con l’Italia,
collegata al paese di Lagacci, è andata in disuso dopo il primo anno dalla
rivoluzione del 1996. La centralina meccanica dalla parte mapsulonnaise, situata
vicino al confine di Pian della Trave, è guasta a causa degli uccelli che da
allora ci fanno il nido, e il governo non è assolutamente intenzionato a
disturbarli.
Per le strade di Maresca, intanto, si dà già per
scontato che la Fontana di Trevi verrà trasferita in paese, e si fanno le prime
ipotesi su dove sarà collocata. In molti sperano che venga messa al posto
dell’ex-cinema Teso, da anni in disuso e in evidente stato di decomposizione.
L’operazione, secondo le opinioni raccolte per strada, risolverebbe il
problema alla radice e renderebbe dignità alla via principale del paese.
La lettera di Musil & Musil:
Musil & Musil co.
346,
5th Avenue, New York, NY
Sede
Italiana: Corso Vittorio Veneto 56, Roma
A S.E il
presidente del Consiglio dei
Ministri
All’ENI
E p.c. all’ambasciata del Bhutan
Appresa dagli organi di
informazione la notizia dell’acquisto della succitata repubblica mapsulonnaise
della Fontana di Trevi siamo con questa nostra a precisare il contratto
d’acquisto intercorso in data 12 gennaio 1955 che di fatto ne invalida la
cessione a terzi da parte dello stato italiano.
Il nostro cliente, la “Al
Petrah oil” con sede in via Risorgimento 54, in Abu Dabhi, Emirati Arabi Uniti
ha infatti regolarmente acquisito l’oggetto da adesso in poi nominato
solamente “Fontana” sito in Roma con contratto firmato davanti a notaio
Giulio Cesare Morbelloni, sito in Roma via delle Lanterne Rosse 1, alla presenza
dei signori Mattei Enrico, presidente dell’Ente nazionale idrocarburi, Scelba
Mario, presidente del consiglio dei ministri, Piccioni Attilio, ministro degli
esteri del governo italiano, Abdullah Petrah, amministratore delegato della Al
Petrah oil, nonché nonno putativo di John Petrah, legale rappresentante della
Al Petrah oil. L’azienda da noi rappresentata acquisì la fontana per numero
7 milioni di barili di petrolio, numero 4 navi da carico a sua volta
cedute all’azienda dalla marina degli Stati Uniti e numero 6 cammelli donati
poi allo Zoo di Fasano (Bari). Non avendo i signori Mattei, Scelba e Piccioni
tradotto al rogito il denaro contante come pattuito in accordi verbali
precedentemente intercorsi, il nonno putativo del nostro cliente ebbe ad
adirarsi e minacciò di vanificare la cessione con effetto immediato, procurando
una crisi petrolifera che avrebbe probabilmente impedito il cosiddetto boom
economico di cui si è resa protagonista l’Italia negli anni successivi. Fu il
Mattei allora a proporre al Petrah il pagamento attraverso la cessione
della Fontana di Trevi, cosa che avvenne con il consenso dello Scelba e del
Piccioni che non ebbero da obiettare. Il governo italiano ha ceduto per questo
motivo alla “Al Petrah oil” la Fontana di Trevi con un atto legalmente
depositato ed inoppugnabile. La cessione è stata effettuata con la clausola di
non diffondere la notizia. Con una clausola inserita appositamente in data 9
settembre 1961 il governo italiano si impegnò a corrispondere alla Al Petrah
oil una quota annua di 4 bottiglie di grappa Nardini e una damigiana di
Morellino di Scansano come forfait per l’uso dell’immagine della Fontana.
Con questa nostra intimiamo
quindi la repubblica mapsulonnaise a recedere da ogni velleità di possesso
sulla Fontana di Trevi e dichiariamo nulla ogni eventuale cessione del governo
italiano che non può più cedere la fontana in quanto non ne è più
proprietario.
Cordialmente.
Musil & Musil corporation
L'affaire Fontana di Trevi è in continua evoluzione. Per ricevere direttamente gli aggiornamenti via e-mail, mandare un messaggio dal titolo: "Je me jette dans la fontain" (mi butto nella fontana) all'indirizzo: bureau@mapsulonnaise.net
Comunicato del 30 maggio 2001:
I giornalisti Prudencio Lopez Palomeque e Alonso Carrasco de Montesinos hanno dichiarato la loro adesione ad una "moratoria di riflessione sull'uso delle tecnologie".
Per recapitare i loro ultimi articoli, scritti a mano su carta, si asterranno
perciò dall'uso di telefoni, fax, servizi postali, mezzi di trasporto e computer.
Li porteranno con sé, a piedi, attraverso le centinaia di chilometri che separano Roma dall'Appennino tosco-emiliano, fermandosi due o tre settimane per ogni
città o piccolo borgo che incontreranno.
Non resta che armarsi di pazienza ed attendere.
@2001 société éditoriale
mapsulonnaise
tous les droits partagés
e-mail: bureau@mapsulonnaise.net