L'eco di Mapsulon

Periodico di comunicazione con il resto del mondo

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--Anno 7° N.8--                                                               19 aprile 2003

9 aprile 2003

Iraq liberato dalla maledizione del petrolio

Saddam esce da un nascondiglio all’interno della statua in piazza del Paradiso ed annuncia: “ho causato stragi e sofferenze al mio popolo. Prima di andarmene voglio liberarlo dalla maledizione del petrolio.” Dopo aver recitato il suo mea culpa scompare dissolvendosi nel nulla. I pozzi petroliferi iracheni trasformati misteriosamente in enormi fontane d’acqua potabile.

  Dal nostro inviato Aiawen Ibrahim

Baghdad. I carri armati americani si sono appena posizionati intorno all’hotel Palestine, subito circondati da decine di giornalisti, telecamere e qualche cittadino iracheno. Ma il ricordo di quello che sembra un momento storico verrà presto sepolto dagli eventi assolutamente sconcertanti che seguiranno appena mezz’ora dopo.
Mentre le telecamere indugiano su piazza al-Fardus (la piazza del paradiso), ripresa da ogni angolazione e progressivamente invasa di carri armati, due bagdadis si avvicinano alla statua di Saddam Hussein al centro della piazza nel tentativo di salire in cima al piedistallo alto almeno una decina di metri. Vengono presto raggiunti da un piccolo gruppo di persone e finalmente qualcuno porta una scala. Un baghdadi riesce a raggiungere il piedistallo ed è in quel momento che le troupe televisive si accorgono di quanto possano sfruttare quella situazione dal punto di vista mediatico. Mentre  arriva altra gente, una corda ed un carro di marines, le televisioni cominciano una dopo l’altra ad inquadrare la statua. Tutti gli occhi televisivi del mondo sono ora puntati sui due baghdadi in cima al piedistallo che cercano di fissare la corda al collo dell’effige di Saddam con l’evidente intenzione di buttarla giù.
In quel momento ero nei pressi dell’hotel Palestine e da lì mi  sono diretto verso il centro della piazza per vedere da vicino quello che tutti i televisori del mondo stavano trasmettendo. Sono arrivato giusto in tempo. L’atmosfera di crescente euforia che si era creata è gelata improvvisamente quando dal centro della statua è sembrato aprirsi uno sportello, più o meno all’altezza della pancia dell’effige. E’ apparsa una mano che ha aperto sempre di più l’imprevisto abitacolo all’interno del monumento finchè è comparso, chiaro ed inequivocabile il volto del raìs !
Saddam è balzato sul piedistallo di cemento in un istante. I baghdadis hanno iniziato ad urlare concitatamente in arabo, i marines stavano per sparare: un momento di grande confusione, tutto sembrava pietrificato. Poi Saddam Hussein ha iniziato a parlare: “…riconosco di aver causato gravi sofferenze al popolo iracheno. Ho creato un regime basato sulla paura, ho ordinato epurazioni e stragi fino ad usare gas asfissianti con cui sono state uccisi almeno 5000 curdi in un solo giorno. Mi sono circondato solo di persone compiacenti ed ho eliminato ogni possibile avversario. La sete di potere mi ha trasformato in un mostro. Ma per essere quello che sono diventato debbo ringraziare anche quei paesi che oggi invadono l’Iraq, ma che mi hanno sostenuto economicamente e militarmente negli anni dei miei peggiori crimini. I danni che ho prodotto sono irreparabili, ma prima di andarmene voglio poter dare un contributo alla futura prosperità del popolo iracheno.
Il petrolio inquina, è una delle cause principali dell’effetto serra e dei gravi problemi ambientali che attanagliano sempre di più il pianeta. La sua relativa abbondanza e i colossali interessi economici che ci stanno dietro scoraggiano qualsiasi iniziativa orientata seriamente alla riconversione su larga scala con fonti alternative di energia. Il petrolio infine e’ ciò che ha attirato nel territorio iracheno il mondo occidentale che sta sgomitando per accaparrarsi il carburante necessario a mantenere il suo tenore di vita a scapito degli altri. In poche parole il petrolio è una maledizione. Allora io voglio liberare l’Iraq dalla maledizione del petrolio.”
Appena pronunciate queste ultime parole in un clima di tensione irreale, una bacchetta che Saddam aveva in mano ha iniziato ad emettere delle piccole scintille. Poi il raìs si è levato letteralmente in volo, il suo corpo si è trasformato in una nuvola di una sorta di vapore e si è dissolto nel nulla.
Mentre Saddam stava scomparendo sono spuntati dal terreno alberi carichi di sacchi di farina, polli, zucchero, uova, frutta, ortaggi ed altri generi di prima necessità. In confronto a questo stupefacente fenomeno svoltosi davanti ai miei occhi e a quelli increduli di decine e decine di baghdadis e marines, le famose fioriture straordinarie dei peschi nordcoreani di settembre - nel giorno dell’anniversario della fondazione della Corea del Nord - sono veramente poca cosa.
Benchè questi avvenimenti bastassero a rendere questa giornata assolutamente unica, l’attenzione dei giornalisti qui a Baghdad si è dovuta spostare verso le notizie che arrivavano da tutto l’Iraq e che confermavano in qualche modo l’ultima promessa di Saddam Hussein: i pozzi petroliferi avevano iniziato a emettere potenti getti d’acqua! I pozzi sono stati circondati dalla popolazione all’inizio sospettosa, ma che poi si è precipitata festosamente sul posto con ogni tipo di recipiente.
Inoltre in tutti i centri abitati da cui sono arrivate notizie sono spuntati dal terreno veri e propri alberi della cuccagna come quelli che ancora stasera qui a Baghdad continuano a sfornare generi alimentari di ogni tipo.

 

10 aprile 2003

Le truppe angloamericane abbandonano in gran fretta l’Iraq

Ritirata “strategica” per i marines

Il generale Tommy Franks ordina il massiccio rientro nelle basi in Kuwait e Arabia Saudita per sfuggire ad un’arma imprevista che modifica le percezioni. Molti marines rifiutano di partire. Feste in tutto l’Iraq. Carri armati a Baghdad usati in parate di musica e danze.

di Aiawen Ibrahim

“Ci stiamo confrontando con un imprevisto tipo di arma che altera gravemente le percezioni di militari e civili. Le truppe angloamericane stanno operando un rientro strategico verso le basi fuori dal territorio irakeno.”
Queste parole del segretario alla difesa Rumsfeld, scritte su un comunicato stampa, sono finora l’unico commento da Washington circa quello che è già stato definito il miracolo iracheno.
Lunghissime file di convogli militari stanno velocemente rientrando verso le basi in Arabia Saudita e Kuwait. E’ stato abbandonato perfino il presidio militare davanti al ministero del petrolio a Baghdad, l’unico edificio pubblico protetto dai marines che avevano invece lasciato al loro  tragico destino gli ospedali, la biblioteca e il museo.
Ma molti marines si rifiutano di partire per rimanere a festeggiare insieme agli iracheni. Solo nella capitale almeno il quaranta percento dei soldati americani avrebbe consegnato armi e divise agli altri che già ieri sera stavano smobilitando. I carri armati rimasti vengono usati in vere e proprie parate di musica e danze che sono iniziate spontaneamente ieri sera e continuano tutt’oggi in tutto il paese.
Anche il bancarottiere internazionale Ahmed Chalabi e il generale in pensione Jay Garner, gli uomini che Washington aveva scelto per il dopo-Saddam, hanno cambiato i propri piani. Chalabi ha già lasciato l’Iraq mentre Garner ha annullato la sua partenza dagli Stati Uniti, solo qualche giorno fa data per imminente.
Si terrà oggi a Baghdad una riunione tra capi tribù, Sciiti, Sunniti e Curdi circa un nuovo assetto politico da dare al paese.

 

10 aprile 2003

Il mondo tira un sospiro di sollievo

Il Papa: “trionfo della giustizia”. Manifestazioni di gioia in tutti i continenti attorno ad alberi e fontane. Reazioni contraddittorie di governo e mondo politico italiano.

di Prudencio Lopez Palomeque

La sensazione che in Iraq sia avvenuto qualcosa di miracoloso, di riparatore, è avvertibile in tutto il mondo. Forse è ancora più netta perché si contrappone a quella che circolava meno di un mese fa, allo scoppio del conflitto, quando la sensazione era che stesse avvenendo qualcosa di veramente sacrilego.
In una nota della Santa Sede, il Papa ha dichiarato che “finalmente assistiamo al trionfo della giustizia in Iraq. Saddam Hussein ha operato per la prima volta per la prosperità del suo popolo. Ha rivelato la sua umanità poco prima di andarsene, che Dio possa perdonarlo per i suoi crimini.”
Se le posizioni del pontefice sono state ferme e chiare fin da prima del conflitto, pochi chilometri oltre il Vaticano, a Roma, il miracolo iracheno ha fatto emergere contraddittorie ma anche inattese reazioni. Il governo italiano, di cui sono note le energie e attenzioni spese verso le emittenti televisive, ha consigliato ai cittadini di seguire i telegiornali il meno possibile per “non rimanere vittime a distanza delle armi di modificazione della percezione”, in pratica per non vedere gli alberi della cuccagna e le immagini dei pozzi petroliferi trasformati in sorgenti d’acqua.
Da parte dell’opposizione, il segretario del maggior partito di centrosinistra ha dichiarato: “è per noi motivo di grande sollievo il fatto che gli iracheni stessi decidano il futuro assetto politico del loro paese”, ma forse in un improvviso vuoto di memoria, oppure confidando nella scarsa memoria altrui, solo un’ora dopo ha dichiarato in un’altra intervista: “è per noi motivo di grande preoccupazione il fatto che le truppe angloamericane abbiano interrotto il loro lavoro di democratizzare l’Iraq.”
Ma a parte questo, anche in Italia come nel resto del mondo stanno avendo luogo spontanee manifestazioni di gioia attorno ad alberi e fontane. Il fatto che in qualsiasi angolo del pianeta si sia avuta la stessa idea di emulare gli alberi iracheni agghindandoli con ogni tipo di leccornia, e che si festeggi attorno a fontane grandi e piccole fino alla fontanella del borgo più remoto, è forse sorprendente quanto il miracolo iracheno stesso. Il fenomeno della scomparsa del petrolio in Iraq è troppo recente perchè queste manifestazioni, pressochè identiche ovunque, possano essere state in qualche modo coordinate e concertate.
Questo ha fatto riemergere alcune teorie sociologiche radicali secondo cui quando una determinata informazione supera una soglia critica di diffusione diventa conosciuta da tutti senza che ci sia piu' bisogno di una trasmissione diretta. Il cervello si comporterebbe anche come sorta di sintonizzatore oltre che come dispositivo di memoria statica.
Intanto anche in Giordania, in Iran ed in Siria si invoca la liberazione dalla maledizione del petrolio. Ma anche se questa non è ancora avvenuta, la compagnia petrolifera siriana al-Bayan ha deciso di giocare d’anticipo ed ha interrotto l’estrazione dai propri pozzi. “Basta con dollari e petrolio!” ha dichiarato un suo portavoce, “noi vogliamo vivere.”

 

numero 7 del 20 marzo, ancora sull'Iraq

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