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--Anno 7° N.8-- 19 aprile 2003
9 aprile 2003
Saddam esce da un nascondiglio all’interno della statua in piazza del Paradiso ed annuncia: “ho causato stragi e sofferenze al mio popolo. Prima di andarmene voglio liberarlo dalla maledizione del petrolio.” Dopo aver recitato il suo mea culpa scompare dissolvendosi nel nulla. I pozzi petroliferi iracheni trasformati misteriosamente in enormi fontane d’acqua potabile.
10 aprile 2003
Il generale Tommy Franks ordina il massiccio rientro nelle basi in Kuwait e Arabia Saudita per sfuggire ad un’arma imprevista che modifica le percezioni. Molti marines rifiutano di partire. Feste in tutto l’Iraq. Carri armati a Baghdad usati in parate di musica e danze.
di Aiawen Ibrahim
“Ci stiamo confrontando con un
imprevisto tipo di arma che altera gravemente le percezioni di militari e
civili. Le truppe angloamericane stanno operando un rientro strategico verso le
basi fuori dal territorio irakeno.”
Queste parole del segretario
alla difesa Rumsfeld, scritte su un comunicato stampa, sono finora l’unico
commento da Washington circa quello che è già stato definito il miracolo
iracheno.
Lunghissime file di convogli
militari stanno velocemente rientrando verso le basi in Arabia Saudita e Kuwait.
E’ stato abbandonato perfino il presidio militare davanti al ministero del
petrolio a Baghdad, l’unico edificio pubblico protetto dai marines che avevano
invece lasciato al loro tragico destino gli ospedali, la biblioteca e il
museo.
Ma molti marines si rifiutano di partire per rimanere a
festeggiare insieme agli iracheni. Solo nella capitale almeno il quaranta
percento dei soldati americani avrebbe consegnato armi e divise agli altri che
già ieri sera stavano smobilitando. I carri armati rimasti vengono usati in
vere e proprie parate di musica e danze che sono iniziate spontaneamente ieri
sera e continuano tutt’oggi in tutto il paese.
Anche il bancarottiere
internazionale Ahmed Chalabi e il generale in pensione Jay Garner, gli uomini
che Washington aveva scelto per il dopo-Saddam, hanno cambiato i propri piani.
Chalabi ha già lasciato l’Iraq mentre Garner ha annullato la sua partenza
dagli Stati Uniti, solo qualche giorno fa data per imminente.
Si terrà oggi a Baghdad una
riunione tra capi tribù, Sciiti, Sunniti e Curdi circa un nuovo assetto
politico da dare al paese.
10 aprile 2003
Il Papa: “trionfo della giustizia”. Manifestazioni di gioia in tutti i continenti attorno ad alberi e fontane. Reazioni contraddittorie di governo e mondo politico italiano.
di Prudencio Lopez Palomeque
La sensazione che in Iraq sia
avvenuto qualcosa di miracoloso, di riparatore, è avvertibile in tutto il
mondo. Forse è ancora più netta perché si contrappone a quella che circolava
meno di un mese fa, allo scoppio del conflitto, quando la sensazione era che
stesse avvenendo qualcosa di veramente sacrilego.
In una nota della Santa Sede, il
Papa ha dichiarato che “finalmente assistiamo al trionfo della giustizia in
Iraq. Saddam Hussein ha operato per la prima volta per la prosperità del suo
popolo. Ha rivelato la sua umanità poco prima di andarsene, che Dio possa
perdonarlo per i suoi crimini.”
Se le posizioni del pontefice
sono state ferme e chiare fin da prima del conflitto, pochi chilometri oltre il
Vaticano, a Roma, il miracolo iracheno ha fatto emergere contraddittorie ma
anche inattese reazioni. Il governo italiano, di cui sono note le energie e
attenzioni spese verso le emittenti televisive, ha consigliato ai cittadini di
seguire i telegiornali il meno possibile per “non rimanere vittime a distanza
delle armi di modificazione della percezione”, in pratica per non vedere gli
alberi della cuccagna e le immagini dei pozzi petroliferi trasformati in
sorgenti d’acqua.
Da parte dell’opposizione, il
segretario del maggior partito di centrosinistra ha dichiarato: “è per noi
motivo di grande sollievo il fatto che gli iracheni stessi decidano il futuro
assetto politico del loro paese”, ma forse in un improvviso vuoto di memoria,
oppure confidando nella scarsa memoria altrui, solo un’ora dopo ha dichiarato
in un’altra intervista: “è per noi motivo di grande preoccupazione il fatto
che le truppe angloamericane abbiano interrotto il loro lavoro di democratizzare
l’Iraq.”
Ma a parte questo, anche in
Italia come nel resto del mondo stanno avendo luogo spontanee manifestazioni di
gioia attorno ad alberi e fontane. Il fatto che in qualsiasi angolo del pianeta
si sia avuta la stessa idea di emulare gli alberi iracheni agghindandoli con
ogni tipo di leccornia, e che si festeggi attorno a fontane grandi e piccole
fino alla fontanella del borgo più remoto, è forse sorprendente quanto il
miracolo iracheno stesso. Il fenomeno della scomparsa del petrolio in Iraq è
troppo recente perchè queste manifestazioni, pressochè identiche ovunque,
possano essere state in qualche modo coordinate e concertate.
Questo ha fatto riemergere
alcune teorie sociologiche radicali secondo cui quando una determinata
informazione supera una soglia critica di diffusione diventa conosciuta da tutti
senza che ci sia piu' bisogno di una trasmissione diretta. Il cervello si
comporterebbe anche come sorta di sintonizzatore oltre che come dispositivo di
memoria statica.
Intanto anche in Giordania, in
Iran ed in Siria si invoca la liberazione dalla maledizione del petrolio. Ma
anche se questa non è ancora avvenuta, la compagnia petrolifera siriana
al-Bayan ha deciso di giocare d’anticipo ed ha interrotto l’estrazione dai
propri pozzi. “Basta con dollari e petrolio!” ha dichiarato un suo
portavoce, “noi vogliamo vivere.”
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