Recensioni e commenti
Dear Mr. Calibano, I have read Your *Ventun Giorno* and I was very very impressed. Together with my above represented collegues Peter Kann now president of Dow Jones and Tiziano Terzani, now "anam", I wanted to thank you for your wonderful work on our behalf.
Yours, Peter Arnett
New York, august 2000
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
Angela Terzani Staude, con suo marito giornalista di Der Spiegel, e’ vissuta dal 1972 a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e vive attualmente in India. Ha raccontato la Cina ed il Giappone nei due libri "Giorni cinesi" e " Giorni giapponesi" (editi in Italia da Longanesi), scritti in forma di diario alla vecchia maniera. Nel luglio del 2000 si è imbattuta in *Ventun giorno* ed ha deciso di scrivere questa recensione:
Ho letto *Ventun giorno* d’un fiato, con stupore e grandissimo diletto. Fin dalle prime pagine mi ha incantato il tono - un tono che mantiene dalla prima pagina all'ultima quel che promette: distaccato ed incuriosito, reale ed irreale insieme, trovo che contenga l'invenzione poetica del libro.
Angela Terzani Staude
Il Contadino (Orsigna), 17 luglio 2000
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
Mi è molto piaciuto il racconto *Ventun giorno*. E' un pò acerbo forse, nel senso che ci manca un pò d'esperienza, ma il germe delle buone idee (influenzate forse da terzani e Marquez) è molto buono, e meglio di certe cagate che leggo a volte; vedi il penultimo libro che ho letto: *sognavo di essere Bucowski*, io l'ho trovato osceno.
bedun esm (in arabo: il senza nome)
sud del Sinai, 13 giugno 2000
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
Commento pervenuto dal servizio di lettura incrociata del rifugio degli esordienti (http://rifugio.freeweb.org), dove gratuitamente e anonimamente si prendono la briga di analizzare e commentare ciò che gli viene spedito. E' stata omessa la parte riguardante il finale per non sciupare la festa a chi non l'ha ancora letto.
Il racconto è interessante, ma potrebbe essere notevolmente migliorato. Ho avuto l'impressione che sia stato scritto di getto, con poche (o nessuna) revisioni successive. Inoltre in certi punti si sente un'evidente pesantezza nel ritmo, cosa che potrebbe spingere parte dei lettori ad abbandonare la lettura.
Ovviamente, non è un racconto di fantascienza (forse fantacronaca?).
In realtà il punto fondamentale è l'attesa per l'evento finale. Ma proprio per la scelta di questo evento vorrei alzare la prima critica. Il fascino di Mapsulon è nel modo di vivere dei suoi abitanti, che sembrano voler tornare ad un contatto più vero con la propria terra: senza auto, senza televisione, con i nomi delle località che sembrano essere presi da un libro di fiabe (o dalla vita dei nostri nonni, non quella vera, ma come l'immaginiamo noi), la moneta allineata a quella del Bhutan (?!), la lotta allo spreco delle risorse ambientali...
Un contrasto forte (e voluto) con il modo di vivere del resto del mondo, insomma.
(...omissis...)
Un altro aspetto che avrei voluto vedere affrontato in un altro modo è quello che riguarda la gente (beduini, russi, il circo, sudamericani...). Come e perché tante persone sono arrivate a Mapsulon? Qual è la loro storia? Come sono vestite? Vorrei sentirle parlare, e attraverso le loro parole capire se hanno rughe sul volto. Presentate così, solo attraverso la descrizione frettolosa del protagonista, queste persone sono piatte e amorfe. Come comparse in uno spot pubblicitario... e anche qui, c'è un fastidioso contrasto con ciò che rappresenta Mapsulon.
Qualcosa di simile si può dire per l'ambiente. Com'è fatto il palazzo assembleare? Alpe Piana è circondata da boschi di faggi che si diradano verso la parte alta delle colline? Borgo Freddo è in fondo alla valle, fra bianche rocce calcaree, dove in inverno non arriva mai il sole? Com'è il rumore dell'acqua del ruscello che passa sotto Ponte alla Falce?
Mapsulon è fatto di questi luoghi, dove non c'è "l'asfalto e il grigiore del nudo cemento". E' un luogo che Peter Arnett della CNN non può comprendere. Ma se non è descritto, neppure il lettore.
Concludo quindi suggerendo all'autore di rivedere il racconto, cercando di "usare" le caratteristiche di Mapsulon per collegare fra loro i vari micro-episodi. Altrimenti tutto ciò che succede è slegato, disunito, noioso. Ciò che ha provocato tanta confusione può essere irrilevante, ma è importante invece descrivere come Mapsulon (e la sua gente) reagisce.
18 maggio 2000
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°**°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
@2000 société éditoriale mapsulonnaise